22. I goliardi, libertini del dodicesimo secolo.

   Da: J. Le Goff, Genio del Medioevo, Mondadori, Milano, 1959

 Con la rinascita culturale del secolo dodicesimo, che si
accompagnava ad un forte sviluppo demografico e alla ripresa in
Europa dei viaggi e degli spostamenti di massa, fece la sua
comparsa un nuovo tipo di intellettuale girovago, ostile
all'ordine costituito ed alla moralit del tempo: il goliardo. Pur
dipendendo, data la penuria di mezzi materiali, dalla munificit
di signori e prelati,  i goliardi si scagliarono con la loro
poesia, spesso caustica e volgare, contro un mondo feudale in
progressivo disfacimento. In epoca contemporanea, mentre il loro
spirito  stentatamente sopravvissuto in ambito universitario, il
loro nome  diventato sinonimo di buffonesco, scherzoso. In questo
brano Jacques Le Goff prova a tratteggiarne le origini e a
metterne a nudo l'ideologia, nonostante la scarsa documentazione,
spesso di parte avversa, che li riguarda.


   Ma questi Goliardi, chi sono? Tutto sembra cospirare per
nasconderci il loro volto: l'anonimato che copre la maggior parte
di essi, le leggende che essi stessi hanno fatto correre
compiacentemente sul proprio conto, quelle che - tra molte
calunnie e maldicenze - hanno propagato i loro nemici, e infine
quelle inventate dagli eruditi e dagli storici moderni, messi
fuori strada da false somiglianze, accecati da pregiudizi. Taluni
ripetono le condanne dei concili, dei sinodi e di certi scrittori
ecclesiastici del dodicesimo e tredicesimo secolo. Questi chierici
goliardici o vaganti sono trattati da vagabondi, ribaldi,
ciurmadori, buffoni; sono descritti come zingari, pseudo-studenti;
guardati ora con occhio benevolo - bisogna pure che la giovent si
sfoghi - ora con timore e disprezzo: perturbatori, spregiatori
dell'Ordine, come avrebbero potuto non essere pericolosi? Altri
invece vedono in essi una specie d'intellighenzia urbana, un
gruppo rivoluzionario aperto a tutte le forme di opposizione
dichiarata  al feudalesimo. Dov' la verit?.
   Stabilito che si ignora persino l'origine del termine Goliardo
- una volta scartate le etimologie fantasiose che lo fanno
derivare da Golia, incarnazione del diavolo, nemico di Dio, o da
gula, la gola, per fare dei suoi discepoli dei mangioni e peggio
(goliardus, ghiottone, parassita, lecheor o leccatore), e una
volta riconosciuta l'impossibilit di identificare un Golia
storico fondatore di un ordine di cui i Goliardi sarebbero stati
membri - ci rimangono alcuni particolari biografici di certi
Goliardi, delle raccolte di poesie poste sotto il loro nome -
individuale o collettivo, carmina burana [cos detti dal monastero
germanico di Benediktbeuren, dove furono trovati] - e i testi dei
contemporanei che li condannano o criticano.
   Non v' dubbio che essi abbiano costituito un gruppo in seno al
quale la critica della societ qual era a quei tempi si sviluppava
con compiacenza. Noi non possiamo dire se essi siano d'origine
urbana, contadina o anche nobile; ma  certo che sono prima di
tutto dei vagabondi, tipici rappresentanti di un'epoca nella quale
lo sviluppo demografico, il ridestarsi del commercio, la
costruzione delle citt fanno scricchiolare e scoppiare le
strutture feudali, gettano sulle strade maestre o raccolgono nei
loro quadrivi, che sono le citt, uomini spostati, audaci o
disgraziati. I Goliardi sono il frutto di questa mobilit sociale
caratteristica del dodicesimo secolo. Che questi individui siano
sfuggiti alle strutture stabilite  un primo scandalo per  gli
spiriti tradizionalisti. L'Alto Medioevo s'era sforzato di legare
ogni uomo al suo posto, al suo lavoro, al suo ordine, alla sua
condizione. I Goliardi sono degli evasi. Evasi senza mezzi, essi
formano nelle scuole urbane quei nuclei di studenti poveri che
vivono d'espedienti, si adattano a divenire domestici dei loro
condiscepoli ricchi, vivono di mendicit, giacch, come dice
Evrardo il Tedesco, se Parigi  un paradiso per i ricchi, per i
poveri  una palude avida di preda, ed egli piange sulla
Parisiana fames, la fame dei poveri studenti parigini.
   Talvolta, per guadagnarsi la vita, essi diventano giocolieri o
buffoni, da che derivano senza dubbio i nomi con cui spesso
vengono indicati. Ma bisogna anche pensare che la parola
joculator, giocoliere,  in quei tempi l'epiteto con cui vengono
insultati tutti coloro che appaiono pericolosi e che si vorrebbe
tagliar fuori dalla societ. Un joculator  un rosso, un
ribelle...
   Questi studenti poveri, che non sono legati n da un domicilio
fisso, n da alcuna prebenda, n da alcun beneficio, se ne vanno
cos all'avventura, avventura intellettuale, seguendo il maestro
che li ha entusiasmati, accorrendo verso quello di cui si parla,
spigolando di citt in citt l'insegnamento che viene impartito in
ciascuna di esse. Formano cos il corpo di un vagabondaggio
scolastico anch'esso caratteristico di questo dodicesimo secolo, e
contribuiscono a conferirgli il suo aspetto avventuroso,
impetuoso, ardito. Ma non formano una classe. Di origini diverse,
nutrono ambizioni diverse. Certo, hanno scelto lo studio a
preferenza della guerra, ma i loro fratelli sono andati a
ingrossare gli eserciti, le truppe delle Crociate; depredano lungo
le strade d'Europa e d'Asia e metteranno a sacco Costantinopoli.
Se tutti criticano, taluni, molto probabilmente, sognano di
diventare come quelli contro cui rivolgono le loro critiche. [...]
Tutti sognano un mecenate generoso, una grassa prebenda, una vita
comoda e felice. Pi che a cambiare l'ordine sociale, essi
sembrano aspirare a divenirne nuovi beneficiari.
   Ci non toglie che nelle loro poesie essi attacchino aspramente
questa societ. E' difficile negare per taluna di tali
composizioni il carattere rivoluzionario posto in rilievo da certi
critici. Il gioco, il vino, l'amore: ecco, per cominciare, la
trilogia che essi cantano di preferenza, il che ha sollevato
l'indignazione delle anime timorate del loro tempo, ma ha
piuttosto inclinato all'indulgenza gli storici moderni. [...].
   E' significativo che la poesia goliardica se la prenda - assai
prima che ci divenga un luogo comune della letteratura borghese -
con tutti i rappresentanti dell'ordine dell'Alto Medioevo:
l'ecclesiastico, il nobile, persino il contadino.
   Nella Chiesa i Goliardi prendono per bersagli favoriti coloro
che, socialmente, politicamente, ideologicamente, sono pi
strettamente legati alle strutture della societ: il papa, il
vescovo, il monaco. [...].
   A dispetto della loro importanza, i Goliardi sono stati
respinti ai margini del movimento intellettuale. Essi hanno
certamente proposto temi pieni di possibilit avvenire, i quali,
tuttavia, nel corso della loro lunga carriera, si attenuarono
notevolmente; hanno rappresentato nel modo pi vivace un ambiente
desideroso di affrancarsi; hanno lasciato in eredit al secolo
veniente molte idee di morale naturale e di libertinaggio, sui
costumi o lo spirito, nonch la critica religiosa che ritroveremo
nell'ambiente universitario, nella poesia di Rutebeuf  [poeta
francese morto all'incirca nel 1285], nel Roman de la Rose di Jean
de Meung [poeta francese che port a compimento fra il 1275 ed il
1280  il celebre poema cominciato da Guillaume de Lorris] e in
talune proposizioni condannate a Parigi nel 1277. Ma il
tredicesimo secolo li ha visti scomparire. Le persecuzioni e le
condanne li hanno colpiti, le loro stesse tendenze a una critica
meramente distruttrice non ha permesso loro di trovare il proprio
posto nel cantiere universitario che spesso trascuravano per
afferrare le occasioni di una vita facile o per darsi al
vagabondaggio, e la fissazione del movimento intellettuale in
centri organizzati, le Universit, ha alla fine fatto dileguare
questa razza di erranti.
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